“Codice segreto” in sala VAR: cosa sta succedendo davvero?

Nel mondo del calcio italiano esplode un nuovo caso destinato a far discutere: quello del presunto “codice Gioca Jouer” utilizzato nella sala VAR. Al centro delle accuse ci sarebbe il designatore arbitrale di Serie A e B, Gianluca Rocchi, che secondo alcune ricostruzioni avrebbe utilizzato gesti convenzionali per orientare le decisioni dei varisti nella control room di Lissone.


I gesti sotto accusa: come funzionerebbe il presunto codice

Secondo quanto emerso, il sistema di comunicazione non sarebbe stato verbale, ma basato su segnali gestuali ben precisi:

  • Mano alzata: indicazione di non intervenire
  • Pugno chiuso: segnale per intervenire

Una sorta di linguaggio “muto”, ribattezzato ironicamente “Gioca Jouer”, che richiama la celebre canzone anni ’80 ma che, in questo contesto, assumerebbe un significato ben diverso e decisamente più delicato.


L’inchiesta: acquisiti audio e video della sala VAR

La vicenda è finita sotto la lente della Procura, che ha acquisito audio e filmati provenienti dalla control room di Lissone. Gli inquirenti stanno cercando di capire se questi gesti siano stati realmente utilizzati e, soprattutto, se abbiano influenzato in maniera indebita le decisioni arbitrali.

L’indagine rientra in quella che molti hanno già definito “inchiesta sugli arbitri”, con ipotesi di reato che arriverebbero fino alla frode sportiva.


Il ruolo della sala VAR e il nodo dei condizionamenti

La sala VAR di Lissone è stata progettata con un obiettivo chiaro: garantire autonomia, serenità decisionale e totale trasparenza. Proprio per questo motivo, qualsiasi forma di interferenza esterna rappresenterebbe una violazione grave del protocollo.

Secondo le accuse, però, tali condizionamenti sarebbero comunque avvenuti. Rocchi, sempre secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe avuto accesso alla sala o comunque interagito con chi vi operava, influenzando indirettamente le decisioni.


Le testimonianze: “Il protocollo non lo permetteva”

A rafforzare il quadro accusatorio ci sarebbero anche alcune dichiarazioni provenienti dall’ambiente arbitrale. L’ex arbitro Daniele Minelli ha infatti affermato che:

“Le ‘bussate’ in sala VAR? Nell’ambiente se ne parlava e si sapeva che il protocollo non lo permetteva.”

Un passaggio che sottolinea come eventuali interferenze fossero note, ma non conformi alle regole previste.


Cosa succede adesso

Il punto chiave dell’indagine sarà capire se il presunto codice “Gioca Jouer” trovi riscontro concreto nelle registrazioni audio e video già acquisite. Le immagini della control room di Lissone sono attualmente al vaglio degli inquirenti e potrebbero chiarire definitivamente la vicenda.

Se confermate, le accuse aprirebbero uno scenario molto serio per il calcio italiano, mettendo in discussione uno dei pilastri della modernizzazione arbitrale: la credibilità del VAR.

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