Ritorno vincente per Berrettini: superato il test con Darderi, ora si pensa a Wimbledon

Dopo l’infortunio di Roma, Berrettini rientra con una vittoria: battuto Darderi in tre set in un’ora e 20 nell’esibizione di Hurlingham.

Un’ora e venti per tornare a sentirsi giocatore. Matteo Berrettini rientra in campo dopo un mese e mezzo di stop e supera Luciano Darderi in rimonta nel derby tutto azzurro sui prati di Hurlingham, a Londra. Un match d’esibizione, certo, ma per Matteo valeva molto di più: era il primo vero test dopo l’infortunio agli addominali patito durante gli Internazionali d’Italia. Il primo set, complicato, è andato a Darderi (6-4), poi la reazione del romano, che ha pareggiato i conti con un 6-3 convincente. Nel super tie-break del terzo set — previsto dallo speciale regolamento del torneo — Berrettini ha annullato un match point sull’8-9, chiudendo infine 14-12 con un mix di potenza e tocco.

Il ritorno in campo, seppur in un contesto meno agonistico, ha offerto segnali incoraggianti. Berrettini non giocava dal 12 maggio, giorno del ritiro al secondo turno del Foro Italico contro Casper Ruud. Poi il forfait al Roland Garros, accompagnato dalla promessa di prepararsi al meglio per Wimbledon. E la promessa, a quanto pare, è stata mantenuta.

Berrettini è sbarcato in Inghilterra mercoledì 25 giugno con il sorriso delle grandi occasioni. Ha trovato spazio nell’entry list dello Slam londinese stringendo i denti e, grazie al forfait proprio di Ruud, sarà anche testa di serie numero 32 nel sorteggio di venerdì 27. Un vantaggio non da poco nella speranza di un tabellone meno proibitivo rispetto allo scorso anno, quando si scontrò con Jannik Sinner già al secondo turno, uscendo dopo quasi quattro ore di grande tennis e tre tie-break.

L’esibizione di Hurlingham, che vede in campo anche Draper, Tiafoe, Rune, Khachanov e Bergs, ha offerto a Berrettini l’occasione ideale per rimettere alla prova il fisico e ritrovare ritmo sull’amata erba. Non a caso, quella di Wimbledon è la superficie dove ha vissuto il sogno più grande: la finale del 2021, persa in quattro set contro Novak Djokovic. Ma è anche sull’erba che ha costruito gran parte della sua carriera, con i titoli a Stoccarda e Queen’s.

Dopo settimane di lavoro lontano dai riflettori a Montecarlo, Matteo ora guarda avanti con più fiducia. Wimbledon lo aspetta: il fisico tiene, la testa c’è, e il sogno — quello non è mai andato via.