Legge Bove: cos’è e come funziona il nuovo ddl sul primo soccorso. Il calciatore: “Basta disinformazione”

Il disegno di legge sul primo soccorso prende il nome da Edoardo Bove che, a un anno dal malore in Fiorentina-Inter, diventa il volto della nuova “Legge Bove”, firmata dai senatori Lombardo e Calenda.

Un nuovo disegno di legge dedicato al primo soccorso porta il nome di Edoardo Bove. A quasi un anno dal malore accusato durante Fiorentina-Inter, il centrocampista della Roma diventa simbolo e testimonial della “Legge Bove sul primo soccorso”, proposta dai senatori Lombardo e Calenda.

Il testo, articolato in sette punti, nasce per affrontare un’emergenza spesso sottovalutata: in Italia circa 65mila persone ogni anno perdono la vita a causa di interventi di primo soccorso tardivi o non adeguati.

L’articolo 1 del ddl introduce il finanziamento di corsi di formazione sulle tecniche di primo soccorso. I destinatari sono gli studenti maggiorenni delle scuole secondarie di secondo grado, i ragazzi coinvolti nei percorsi regionali di istruzione e formazione professionale, e gli insegnanti di scienze motorie delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Gli articoli 2 e 3, invece, ampliano ulteriormente l’obiettivo: la frequenza dei corsi e il relativo attestato diventano requisiti per ottenere l’idoneità alla patente di guida e per partecipare alle prove di accesso ai corsi universitari e ai diplomi in scienze motorie. Ecco le dichiarazioni del giocatore:

“Questa legge è per la Fondazione Castelli, per Matteo, per Stefano Carone, per Filippo Alessandrini, per Davide Astori e potrei continuare. Io sono onorato che possa esserci il mio nome, ma anche emozionato e imbarazzato. Questa legge è per tutti loro. Ho toccato con mano il dolore di queste fondazioni e delle loro famiglie. È arrivato il momento che alziamo tutti la mano per dire che vogliamo fare qualcosa su questo argomento.
Sto pensando ad allenarmi, per me lo sport è importante. La mia condizione finisca migliora e l’obiettivo è tornare a giocare e farlo il prima possibile. Credo accadrà presto anche se non so dove e quando. Ora mi vedete in giacca e cravatta ma voglio tornare in pantaloncini. Quello che mi è successo è stato motivo di grande crescita e mi ha dato la possibilità di fare nuove esperienze. Ho imparato ad accettare una versione diversa di me”.

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