Lazio, Sarri furioso dopo la finale: “Errori clamorosi e derby da non giocare”

La delusione per la finale persa contro l’Inter lascia spazio anche alla rabbia in casa S.S. Lazio. Dopo il ko in Coppa Italia, Maurizio Sarri non ha nascosto tutta la propria amarezza, puntando il dito sia sugli errori commessi dalla squadra sia sulla gestione del calendario da parte della Lega Serie A.
Il tecnico biancoceleste ha analizzato la partita spiegando come la Lazio avesse preparato un match più prudente nella prima parte di gara, nel tentativo di limitare l’intensità dell’Inter Milan. Secondo Sarri, però, tutto è stato compromesso da due gravi disattenzioni difensive che hanno spalancato la strada ai nerazzurri. L’allenatore ha sottolineato come la sua squadra abbia praticamente “regalato” i gol agli avversari, rendendo poi impossibile riaprire davvero la sfida.
Nonostante la sconfitta, Sarri ha difeso l’atteggiamento dei suoi giocatori, spiegando che la Lazio non fosse affatto rinunciataria. La scelta tattica di non andare a prendere alta l’Inter era stata studiata per evitare di concedere spazi alla costruzione dal basso nerazzurra, ma gli episodi hanno cambiato completamente l’inerzia della finale.
Nel post-partita il tecnico si è poi soffermato sul clima pesante all’interno dello spogliatoio e sul dispiacere per i tifosi biancocelesti, tornati numerosi per sostenere la squadra in una finale attesa da anni. Sul proprio futuro, invece, Sarri ha preferito non sbilanciarsi, dichiarando che in questo momento la priorità resta esclusivamente la Lazio.
Le dichiarazioni più dure sono però arrivate sul tema derby. La data della sfida contro la AS Roma continua infatti a far discutere, tra l’ipotesi della domenica a pranzo e quella del lunedì sera. Sarri ha attaccato apertamente la Lega Serie A, definendo “clamorosi” gli errori organizzativi legati alla contemporaneità con eventi come gli Internazionali di tennis di Roma.
L’allenatore toscano ha usato toni fortissimi, arrivando a dire che, se il derby dovesse essere confermato di domenica alle 12:30, lui non si presenterebbe nemmeno allo stadio. Una provocazione pesante, accompagnata dalla convinzione che, al posto della società, sceglierebbe addirittura di non far scendere in campo la squadra, accettando eventuali sanzioni pur di protestare contro una situazione ritenuta inaccettabile.
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